Trump, Iran e Sole

Trump, l’Iran e il sole sul tetto.

Qualcuno ci ha già capito qualcosa.

C’è un paradosso al centro della crisi energetica del 2026: l’uomo che ha smantellato gli accordi sul clima potrebbe aver fatto per le rinnovabili più di vent’anni di trattati internazionali.
Non lo ha fatto per convinzione ma per caso. Il risultato non cambia e a noi va bene così.

Un paradosso che qualcuno ha già notato

Scorrendo i social abbiamo incontrato un reel di Alex Bellini -esploratore, divulgatore ambientale, uno dei comunicatori più seguiti in Italia su questi temi. La tesi era semplice e brutale: Donald Trump, l’uomo che ha deriso le rinnovabili, riaperto le miniere di carbone e smantellato ogni accordo sul clima, potrebbe paradossalmente aver fatto per la transizione energetica più di vent’anni di vertici internazionali.

Non perché lo volesse. Ma perché attaccando l’Iran, contribuendo alla chiusura dello Stretto di Hormuz e innescando la peggiore crisi energetica dal 1973, ha tolto ogni alibi a chi ancora rimandava la domanda: da chi dipende la mia energia?

Non è una visione nuova per noi. Ma fa una certa differenza sentirla arrivare, lucida e folgorante, dalla voce autorevole di Bellini.

Cosa sta succedendo nel mondo

Con la chiusura dello Stretto di Hormuz – attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale – il mercato energetico globale ha subito una riduzione dell’offerta superiore a quella delle crisi del 1973 e del 1979 messe insieme (Brookings Institution). Il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Fatih Birol l’ha definita la peggiore crisi energetica mai registrata. In Italia il prezzo del gas è passato da 32 €/MWh di febbraio a un picco di 69 €/MWh il 19 marzo 2026 – più che raddoppiato in poche settimane.

La risposta delle famiglie europee è stata immediata. Nel Regno Unito, marzo 2026 è diventato il mese record per richieste e installazioni: fotovoltaico +54%, pompe di calore +51%, colonnine domestiche +20%. Chi ha deciso di installare ha scelto impianti da 12 pannelli invece dei consueti 10 (non un gesto simbolico, ma una copertura reale dei propri consumi). In Germania le richieste di informazioni sul solare sono quasi raddoppiate. In Norvegia, per la prima volta, le auto elettriche usate hanno superato le diesel come categoria più venduta.

IL SOLE E IL VENTO NON PASSANO PER NESSUNO STRETTO, NON SI BLOCCANO E NON SI BOMBARDANO. (Bill McKibben)

L’Europa ha capito. L’Italia è indietro.

Il 7 maggio 2026 la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, parlando a Firenze, ha detto con chiarezza quello che in molti pensano ma pochi dicono: l’Italia è in ritardo. «La penisola iberica è quasi completamente rifornita di energia solare ed eolica. Perché non possiamo fare la stessa cosa anche in altri Paesi?» Non ha usato il linguaggio degli ambientalisti. Ha usato il linguaggio della sicurezza: «Tornare al gas russo sarebbe la cosa peggiore. Vorrebbe dire che non abbiamo imparato niente».

L’Italia dipende dal gas per circa il 40% dei propri consumi energetici, tra le percentuali più alte d’Europa e importa ogni anno circa 6,4 miliardi di metri cubi di gas liquefatto dal Qatar — su un fabbisogno complessivo di oltre 60 miliardi. Dallo stesso Qatar che si raggiunge passando per quello Stretto.
Secondo le analisi di SolarPower Europe, fotovoltaico e accumulo potrebbero consentire al continente di risparmiare 223 miliardi di euro in importazioni di gas nel periodo 2026–2030. Ogni euro non speso in combustibili fossili importati è un euro sottratto alla volatilità geopolitica.

Non è più una scelta. È una dotazione.

Nessuno spiega perché ha un bagno in casa. Nessuno giustifica l’allaccio all’acquedotto. Sono dotazioni di base – condizioni minime di civiltà abitativa – che nel tempo sono diventate così ovvie da essere invisibili. Prima di esserlo, anche loro erano optional per pochi, poi comodità per molti, poi standard per tutti.

L’autoproduzione energetica è arrivata a quel punto. Nel 2026, avere un impianto fotovoltaico -magari abbinato a un sistema di accumulo – non è più una scelta da pionieri o un investimento per chi se lo può permettere. È la risposta razionale a un mondo in cui il prezzo dell’energia dipende da conflitti che non puoi controllare, da stretti che possono chiudersi da un giorno all’altro, da decisioni di governi su cui non hai alcuna voce in capitolo.

Chi ha già fatto questa scelta lo sa. La crisi del 2026 lo sta dimostrando a chi ancora aspettava.

Approfondimenti:

Alex Bellini -reel Facebook, maggio 2026 (alexbellini.com)
Autoblog.it -«Di fronte alla crisi energetica, il Regno Unito avanza verso l’elettrificazione», 2 aprile 2026
Euronews Italia -«Guerra in Iran, boom rinnovabili in Europa», 31 marzo 2026
Brookings Institution -«The Iran conflict’s energy shocks are not yet fully realized», aprile 2026
IEA -World Energy Investment 2026
SolarPower Europe -«Solar+: An EU pathway to achieve renewable targets», 2026
La Nazione -«Energia e rinnovabili, Roberta Metsola bacchetta l’Italia», 7 maggio 2026
Greenreport.it -«Il premio Nobel Krugman spiega perché la guerra in Iran tira la volata alla transizione green»
Milwaukee Independent -«How Trump’s vanity war in Iran has doomed the oil industry», maggio 2026

Sole, Crisi e Indipendenza

Il salto evolutivo NECESSARIO

Gas in Italia (Marzo 2026)

+115%

Prezzo schizzato da 32 € a 69 €/MWh in poche settimane

La Crisi Globale

Stretto di Hormuz Chiuso: 20% del petrolio mondiale BLOCCATO.
Pressione Energetica: Peggiore crisi geopolitica da 1973.
"IL SOLE E IL VENTO NON PASSANO PER NESSUNO STRETTO, NON SI BLOCCANO E NON SI BOMBARDANO."
– Bill McKibben

La Risposta dei Mercati

L'Europa accelera: +54% richieste di solare in UK, +100% in Germania.
Il Risparmio UE: Fotovoltaico e accumulo possono far risparmiare 223 miliardi di importazioni di gas (2026-2030).
E l'Italia?

Importiamo ogni anno 6,4 miliardi di metri cubi di GNL via Hormuz dal Qatar.

L'EVOLUZIONE NECESSARIA

Una Dotazione di Base: Oggi l'autoproduzione energetica è come il bagno in casa o l'allaccio all'acquedotto. Non è un investimento di lusso, è lo standard minimo di civiltà e sicurezza.